La terapia dietetica e la gestione della propria dieta alimentare rappresenta per molte persone fenilfetonuriche una difficile sfida. La natura di questa malattia non consente la semplice attuazione di un metodo di trattamento universale perché i valori target di fenilalanina (Phe) nel sangue variano in rapporto alla tolleranza mostrata da ogni singolo individuo.
L’osservanza della dieta è di importanza critica in tutte le fasi della vita.
Il vostro dietista o nutrizionista vi aiuterà a mettere a punto una dieta specifica a basso contenuto di Phe. Gli alimenti ricchi in Phe come carne, pesce, uova, latticini e frutta secca dovranno essere esclusi, mentre una scelta di verdure, frutta e tipi di pane e pasta aproteici speciali costituiranno i principali elementi della dieta consentita.
In aggiunta ad una dieta a contenuto ristretto di Phe (vedi anche Sistema degli equivalenti), il restante nutrimento necessario per raggiungere i fabbisogni richiesti per le persone fenilfetonuriche è fornito da particolari alimenti destinati a fini medici speciali e integratori o sostituti. Si tratta di prodotti che presentano un contenuto equilibrato di aminoacidi (escluso la Phe), minerali, vitamine ed altri nutrienti.

Chi ha conoscenza del trattamento dietetico della fenilchetonuria conosce quali sono le difficoltà che pazienti, genitori, dietiste e “addetti ai lavori” devono affrontare nel preparare quotidianamente una dieta che sia ben accettata dai bambini.
Si è avuto modo di constatare l'inutilità di prescrizioni dietetiche quando esse urtano in difficoltà di esecuzione pratica, pur se affidate a mani diligenti ed esperte. Una alimentazione limitata ad un numero ristretto di alimenti e protratta per un lungo periodo di tempo non può che portare inevitabilmente a perdita di appetito, rifiuto della dieta, scarsa voglia di mangiare. E' logico che non potendo utilizzare una ampia gamma di alimenti rimangono ben scarse risorse a chi voglia preparare un piatto appetibile e gustoso.
Gli alimenti, sulla base del loro contenuto in proteine, possono essere divisi in tre gruppi:
| Alimenti | Descrizione |
|---|---|
| PROIBITI | contengono una grande quantità di proteine e di aminoacidi: carne, pesce, uova salumi e tutti i tipi di affettati pasta, riso, pane, biscotti, dolci legumi secchi, lenticchie, ceci, ect frutta secca: mandorle, noci, noccioline, ect formaggi estratto di carne per brodo (“dadi”) pesce in scatola: tonno, sardine, acciughe, ect. |
| CALCOLATI | contengono una quantità minore di proteine e di aminoacidi, tali alimenti possono essere consumati in quantità calcolate latte vegetali e patate frutta fresca |
| LIBERI | non contengono proteine o ne contengono una quantità trascurabile tutti i tipi di olio, burro e margarine vegetali zucchero, miele caramelle alla frutta condimenti: sale, pepe, aceto, spezie (timo, alloro, cannella, ect) alcune farine: maizena, tapioca sciroppi di frutta, coca cola tutti i tipi di prodotti aproteici in commercio |
Ulteriore differenza può essere fatta tra i prodotti aproteici e i prodotti ipoproteici. I prodotti in questione sono classificati come alimenti destinati a fini medici speciali ai sensi della direttiva 99/21/CE, attuata con DPR 20 marzo 2002, n. 57. Ricadono infatti nella categoria di cui all’art. 2, comma 2, lettera c) del predetto DPR come “alimenti incompleti dal punto di vista nutrizionale con una formulazione … adattata ad una specifica malattia … che non sono adatti ad essere utilizzati come unica fonte di nutrimento”.
Possono essere definiti prodotti dietetici aproteici i succedanei di alimenti di uso corrente con significativo tenore proteico, di derivazione vegetale, come pane, pasta, biscotti, prodotti da forno e simili, che presentano un tenore proteico residuo non superiore all’1%.
Visto che sono stati ammessi anche succedanei di detti alimenti con un tenore proteico superiore all’1%, definiti come “ipoproteici”, il limite per tale definizione è nell’ordine del 2%.
Per quanto concerne succedanei di bevande fonte o ricche di proteine anche di origine animale, gli stessi possono essere definiti prodotti dietetici aproteici se il tenore proteico residuo non è superiore a 0,5 g%. Considerando il possibile impiego dei prodotti anche da parte di soggetti con malattie congenite a carico del metabolismo degli aminoacidi, la dichiarazione in etichetta del tenore proteico residuo, nei termini “proteine non superiori a …” può essere seguita dal termine “di cui …”, con l’indicazione del tenore degli aminoacidi di cui va limitato l’apporto.